PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia)

Le ricerche in chiave PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia)  ci indicano che le condizioni sociali ed economiche di partenza delle persone segnano in chiave epigenetica la persona, aumentando lo stress cronico e l’infiammazione cronica, con aumento dei marker infiammatori, spostandosi verso una elevata reattività del sistema immunitario a stressor esterni, sregolando l’asse dello stress. 

Se a ciò si aggiunge anche l’elemento delle qualità di cura/accudimento che le persone hanno avuto nell’infanzia , sembra che questo sia tutti fattori che aumentano il rischio di sviluppare  diverse patologie psicofisiche nell’arco della vita dell’individuo.

Da Bottaccioli apprendiamo come ci siano correlazioni tra anche il lavoro sia una fonte di regolazione della bilancia salute-malattia e l’elemento chiave che fa pendere la bilancia verso la salute o verso la malattia è il grado di soddisfazione e di controllo delle condizioni lavorative.

….la disoccupazione e lo scarso controllo del proprio lavoro sono associati ai più diffusi disturbi mentali come ansia e depressione. Ma non solo la psiche e il cervello ne soffrono, anche il cuore e i sistemi metabolici sono i più immediati bersagli di scarsa soddisfazione e scarso controllo sul proprio lavoro….

Bottaccioli e collaboratori evidenziano sul Manuale di Psiconeuroendocrinoimmunologia, che :…. “Le esperienze infantili caratterizzate da trascuratezza emotiva, mancanza di sintonizzazione affettiva e aggressione verbale nelle interazioni con la figura di accudimento svilupperanno informazioni disturbanti non elaborate (i ricordi “generatori”), che andranno a costituire le fondamenta neurobiologiche ed epigenetiche delle alterazioni neuroendocrine e immunitarie alla base delle più diffuse malattie…

Dal punto di vista neurofisiologico, sappiamo quindi che la ripetuta esposizione a traumi altera, ad esempio, l’asse dello stress in termini ormonali, riduce il volume dell’ippocampo con il probabile blocco della neuro-genesi. 

Cervello e intestino

L RUOLO DEL MICROBIOTA INTESTINALE NELLA REGOLAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO

Negli ultimi decenni gli studi in medicina hanno portato  a riconoscere che il microbiota intestinale ( microrganismi che risiedono nell’intestino) hanno un ruolo nella regolazione di quasi tutti i principali sistemi fisiologici del corpo, compreso il sistema nervoso centrale.

Un numero crescente di ricerche si è concentrato sulle vie di comunicazione bidirezionali tra i batteri intestinali e il sistema nervoso centrale: l’asse microbiota-intestino-cervello

Il microbiota intestinale può comunicare con il cervello direttamente attraverso il sistema nervoso intestinale che invia segnali al cervello o indirettamente stimolando la liberazione di ormoni intestinali o trasformando i componenti della dieta in una serie di sostanze tra cui acidi grassi a catena corta, amminoacidi, neurotrasmettitori (serotonina, triptofano e acido gamma-amino-butirrico) e vitamine che influenzano il metabolismo ed il sistema immune che a loro volta influenzano l’integrità della barriera ematoencefalica e le funzioni cerebrali. 

CHE COSA COMPORTA UN’ALTERAZIONE DEL MICROBIOTA INTESTINALE A LIVELLO CEREBRALE? 

Un’alterazione nella composizione del microbiota intestinale (disbiosi intestinale) può attivare diverse vie di segnale delle cellule intestinali, portando alla sovra-produzione di sostanze infiammatorie che, oltre a causare lesioni intestinali, raggiungono il cervello attraverso la circolazione sanguigna, contribuendo allo sviluppo di disfunzioni cerebrali

Alcuni studi hanno evidenziato che:

  • l’assenza di microrganismi nell’intestino influenza le funzioni cerebrali;  
  • il trattamento con specifici microrganismi può modificare il comportamento; 
  • gli antibiotici influenzano il sistema nervoso enterico e il cervello.

IL BENESSERE DELL’INTESTINO INFLUENZA CERVELLO E PSICHE

La ricerca ci dice che molti pazienti (per alcuni anche il 20%)  dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale presenta disturbi del sonno e depressione 

Attualmente si pensa che esista anche una relazione tra microbiota intestinale e alterazioni quali-quantitative del sonno.

Il microbiota può inviare segnali in grado di influenzare il sonno mentre alterazioni dei ritmi circadiani e frammentazione cronica del sonno influenzano la biodiversità del microbiota portando a disbiosi intestinale.

Una maggiore biodiversità del microbiota porterebbe quindi a una migliore qualità del sonno e migliori prestazioni cognitive e comportamentali.

LA COMPOSIZIONE DEL MICROBIOTA PUÒ CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO DI MALATTIE NEURODEGENERATIVE come la sclerosi multipla o il Parkinson.

Caratteristica comune di queste malattie neurodegenerative è l’infiammazione cronica delle cellule neuronali che può portare alla loro morte ed alla perdita dell’integrità della barriera ematoencefalica che protegge il cervello dall’ingresso dal sangue di cellule infiammatorie e microbi.

Relazione tra alimentazione e disturbi neurologici e psichiatrici

è documentata la presenza di deficit nutrizionali, vitaminici in particolare, nelle persone sofferenti di schizofrenia. Una carenza che potrebbe essere interpretata come il prodotto di un comportamento alimentare cronicamente scorretto e degli effetti secondari degli antipsicotici. Una meta-analisi recentissima ha invece dimostrato che in persone al primo episodio di psicosi è rintracciabile, rispetto ai controlli non affetti, una carenza di vitamina D, di folati e, più marginalmente, di vitamina C: questi deficit sono associati con un peggioramento della sintomatologia2.

Riportiamo da Bottaccioli (2017) …..Non sappiamo se la correzione di quelle carenze sia efficace nel prevenire o modificare l’andamento della psicosi, una volta emersa. Ce lo dirà la ricerca clinica. La quale comunque ha già segnato dei punti rispetto alla terapia di malattie importanti, come raccontiamo in questo numero. Sclerosi multipla, epilessia, cefalee ed altre patologie dimostrano di essere sensibili alla correzione dietetica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.